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Impressioni di un’italiana a Parigi

 

 

L’ironia della sorte è che la mia esistenza è proprio cominciata qui, più di 23 anni fa, in un grande ospedale parigino del 14esimo arrondissement. Mamma francese e papà italiano, ho passato tutti questi anni nel bel paese insieme a loro e a mia sorella, nata nella meno affascinante città di Voghera (nota soprattutto per la storia della sua casalinga). Posso dire che allora la Francia – o meglio il piccolo villaggio di Saint Laurent la Gatine (a un’ottantina di km dalla capitale) – diventò la nostra unica e fissa destinazione per le vacanze estive e ciò per molti anni.  Fino a che, qualche mese fa, il destino non mi ha fatto imbattere in Meetrip, una promettente start-up parigina, che ha fatto riprendere il corso della mia vita non lontano dal punto di partenza.

Ho lavorato a Parigi per diversi mesi fino a quando, stanca delle diverse ore di viaggio necessarie per raggiungere la città, ho deciso di tornare nella mia umida e nebbiosa Pianura Padana, da dove ora sento di aver guadagnato la distanza necessaria per dare la mia opinione sui più grandi cliché parigini.

  1. La Tour Eiffel e gli ingressi Art Nouveau della metro

Arrivando a Parigi, due cose non piacquero: la Tour Eiffel e la metro.

La Tour Eiffel, come diceva mio zio Michel, non era altro che un mucchio di ferraglia impilata che, nonostante ciò, continuava ad accogliere flussi di turisti da mattina a sera. Per me non era altro che un simbolo, riprodotto in scala su ogni tipo di souvenir, noioso e scontato.

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La metro, esclusi i suoi pittoreschi ingressi Art Nouveau, rappresentava per me un orribile e angosciante circostanza cui ero costretta ogni giorno per recarmi in ufficio.

Poi un giorno tutto è cambiato, per raggiungere la nuova sede di Meetrip ho cominciato a prendere la linea 6 da Montparnasse a Trocadéro ed è allora che mi sono innamorata sia della Tour Eiffel che della metro. Quel che preferivo era il punto in cui i binari si allungavano da una parte all’altra della Senna, tra Birkenheim e Passy, attraversandola. Adoro l’istante in cui la metro incrocia lo sguardo della “Grande Dame”. Mi piace come, questa, veglia su tutte le anime della città e buca il cielo con le sue nuvole in movimento.

Vi consiglio di provare a guardarla così, a scorrimento rapido, in diretta dalla metro 6: quella che scoprirete è una vista su una cartolina virtuale che, ogni giorno, vi regalerà uno scorcio diverso.

 

 

Vi do comunque qualche altra idea per poter ammirare la “Grande Dame”. Se volete dominarla dall’alto, l’deale è salire in cima alla Tour Montparnasse, uno degli edifici più elevati della città. Se invece preferite contemplarla in un momento di puro relax, recatevi al Lounge Bar View sul terrazzo del Novotel Vaudigard Montparnasse, la vista è decisamente mozzafiato.

Per un’altra piccola anteprima, cliccate qui.

  1. Il Museo del Louvre

Il Louvre mi ha da sempre annoiata, un edificio dalle dimensioni colossali e affolato di turisti, tutti a correre verso la Sala della Gioconda per mitragliarla di flash. Lo so che, da italiana, dovrei difendere il patrimonio artistico del mio Paese ma, ad essere sincera, credo proprio che questo quadro faccia tutt’altro che onore al suo autore. La Gioconda mi innervosisce, il suo sguardo (che in molti sostengono essere pieno di mistero) per me non ha nulla di eccezionale, anzi, mi sembra quello di una donna annoiata che, sentendosi superiore,  guarda i passanti con attegiamento canzonatorio. Probabilmente, si prende gioco di tutti quelli che perdono un quarto d’ora a tentare di inquadrarla per farsi un selfie nel bel mezzo di una mischia degna di Tom Brady.

Eppure questa sala, a mio avviso, può vantarsi per opere molto più interessanti ed estetiche, come  La Vergine delle Rocce (sempre di Leonardo da Vinci), La Libertà che guida il popolo di Delacroix, La zattera della Medusa di Géricault che, tuttavia, non generano folle.

Quello che posso consigliarvi è di non perdervi Amore e Psiche di Canova, una scultura eccezionale che, ispirata alle Metamorfosi di Apuleio, sfida le leggi della staticità e rigidità delle forme marmoree per trasmettere in modo coinvolgente e intenso l’inesistenza di barriere in amore anche tra due esseri, l’uno immortale e l’altra mortale, che la logica delle cose vorrebbe come incompatibili.

Da vedersi tassivamente anche la sezione dedicata alle antichità egizie, veramente ben documentata e fornita! Tengo comunque a segnalarvi che, per vedere una bella collezione di cimeli egiziani, non è necessario fare il viaggio fino a Parigi: in Italia i musei interamente dedicati al tema non mancano!

  1. Montmartre e Saint Germain de Près

Montmartre è sicuramente uno dei maggiori cliché della “Ville lumière”, eppure è uno sterotipo che ben accetto, in quanto il quartiere è sicuramente uno dei miei preferiti. Arrivare in cima, ai piedi del Sacre Cœur, richiede non poco allenamento : i più di 200 gradini potrebbero sfinirvi! Se solo al pensiero di questa odissea vi sentite morenti, vi consiglio di prendere la funivia: risparmierete di sicuro fiatone e crampi, ma rischiate di passare un bel po’ di tempo in coda in attesa della vostra corsa! In ogni caso, che saliate a piedi o attendiate la funivia, ne varrà la pena: la belle vue su Parigi è imperdibile!

Quel che preferisco di Montmartre è la sua atipicità, il fatto che sia una vera e propria parentesi, enclave che nulla ha a che vedere con il resto della città. L’ambientazione, con le sue stradine di ciottoli e le case minute,  sembra quasi quella di un piccolo villaggio di provincia. Lo spirito bohème dei suoi artisti di strada ne conferisce il tratto più caratteristico. Mi fa sempre pensare a quel film famoso con Audrey Tautou, Il favoloso mondo di Amelie, e alla sua colonna sonora tutta violini di Yann Tiersen.

Se vi piace la musica, vi consiglio di alloggiare a Saint Germain de Près e dormire con le finestre aperte (tempo permettendo) per sentire il sound jazz all the night along. Le note del quartiere mi fanno ripiombare inevitabilmente nella mia tenera infanzia quando, davanti alla TV, facevo coro alla banda jazz degli Aristogatti.

  1. Cucina, vini e caffè

 

A tutti i turisti italiani tengo qui a lanciarvi un disperato appello : evitate qualsiasi pizzeria o ristorante che si spacci come italiano, soprattutto se la sua insegna è piena zeppa di errori grammaticali! Secondo le mie stime, infatti, tra questi nove su dieci non mettono in tavola vere pietanze italiane. Quindi, per quando possa sembravi dura staccarvi dal capezzale della cucina nostrana, sarete costretti a farlo!

Vi assicuro, la cucina francese non è poi così male, l’importante è andare per gradi. Per cominciare a prendere confidenza vi consiglierei un piccolo ristorante-bistrot che ho testato io stessa in occasione del mio scorso compleanno. Si chiama  La boite aux lettres, si trova in rue Lepic a Montmartre, e con i suoi appena venti posti dovrete aguzzare bene la vista per avvistarlo. Il locale è molto semplice e conviviale, i gestori (di cui uno felicemente sposato con una napoletana) sono giovani e appassionati del loro mestiere, il menù ristretto ma di primissima qualità, la cucina è davvero buona! Ecco qui una piccola presentazione, con commenti, dei piatti che ho degustato:

  • Antipasto:  una bella fetta di foie gras accompagnata da crostini fatti in casa e marmellata di mango. La cremosità del foie gras si sposa a meraviglia con l’acidità della confettura che, contrastandone il sapore, ne rivela ancor più l’essenza. Una parola, ottimo!
  • Piatto principale:  filetto di chateaubriand alla salsa di foie gras con piacevole accompagnamento di saporite patate dorate al forno. Per rendervi conto della squisitezza del piatto, non c’è niente di meglio che riportarvi il commento del mio ragazzo: “Non ho mai mangiato un piatto a base di carne così buono, eccezionale!”
  • Dessert:  pain perdu, si tratta di una tradizionale ricetta francese caratterizzata per la povertà degli ingredienti: non è altro che del pane raffermo imbevuto di latte e caramellato in padella con burro salato e zucchero. Pochi ingredienti che richiedono un abile savoir faire per un risultato squisito.

E questi sono 5 punti premium, perciò merita in allegato il link, andateci!

Parlando di dolci, inutile dirlo, la Francia è la regina dei dessert e noi italiani non possiamo che abbassarci al suo cospetto. In ogni boulangerie oltre che le tradizionali baguettes (che noi italiani ci ostiniamo a credere che i francesi portino sotto le ascelle), è possibile trovare pasticcini e croissants di ogni genere e, qui tengo a dirlo, anche il peggior croissant di Parigi rimane sempre di gran lunga meglio del migliore italiano.

Per quanto riguarda i vini in generale, devo ammettere che persisto ad avere un debole per quelli italiani che, con la loro consistenza corposa e profumo fruttato, continuano a soddisfarmi di più. Rimane il fatto che ordinando un vino, rosso o bianco, tra quelli proposti dalla casa a medio prezzo non si sbaglia mia. Non azzardatevi, però, a spendere un fortuna per una flute di Champagne: usate i vostri soldi per comprarvi una buona bottiglia di Spumante o Moscato una volta tornati a casa!

Ultima cosa: non bevete il caffè! Non fatelo neanche se riconoscete dei marchi famigliari e vedete esposte delle vere macchine da caffè da bar. Vi assicuro il risultato è raccapricciante, oltre che oneroso (il caffè meno caro al banco l’ho pagato 2,60 €).  E se proprio intendete farvi del male, ordinate tassativamente un espresso: vi serviranno solo un caffè un po’ allungato e annacquato!

Se vi piacciono le colazioni abbondanti e low-cost, il mio ragazzo vi consiglia l’AntiCafè vicino al Louvre. Il format è decisamente innovativo, più che un bar si tratta di uno un’espace de partage (uno spazio di condivisione), in cui il cliente può servirsi e riservirsi, quante volte desideri, tra le bevande e cibarie proposte; pagherà infatti unicamente le ore trascorse nel locale ( circa 4€ all’ora).  E indivinate un po’? Probabilmente a servirvi troverete un ragazzo italiano! Per gli interessati, lascio qui il link!

Concludo qui il bilancio della mia trasferta parigina e dei suoi cliché con un breve riepilogo. Per non annoiarvi del monumento più conosciuto e idealizzato al mondo, provate a guardare la Tour Eiffel da un’altra prospettiva, gli spunti ora ce li avete! Quando visiterete il museo del Louvre non perdete tempo a sbracciarvi per farvi dei selfie con la Gioconda, impiegatelo per guardare qualcos’altro a pochi metri da lì. Montmartre sarà anche un cliché e merita di essere vissuto come tale, senza troppi fronzoli. Sulla cucina, mettete un pietra su pasta e pizza, e partite alla scoperta della cucina locale! Evitate di spendere troppo in Champagne e sostituite la vostra dose giornaliera di caffeina con un po’ di Coca-Cola, non molto salutare, ma pur sempre efficace!

Sonia Montagna

Destinations France

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